Documento da Giulia De Spuches e altr* sui fatti di Macerata

Con una lettera al Presidente AGeI, anche a nome di altre colleghe e colleghi, Giulia De Spuches ha trasmesso il documento che segue (e che è anche scaricabile attraverso l’allegato in fondo al testo) con la richiesta, volentieri accolta, di volerlo diffondere anche attraverso la Newsletter dell’Associazione. La lettera è stata prontamente inoltrata anche ai membri del Comitato AGeI e per questa via, oltre ai firmatari che si trovano in calce, si sono aggiunte le adesioni a titolo personale di Silvia Aru, Claudio Cerreti, Francesca Krasna, Carlo Pongetti, Andrea Riggio. Si può comunicare di voler sottoscrivere il documento scrivendo a giulia.despuches@unipa.it.

 

Non possiamo che essere antifascisti.

Non possiamo che essere antirazzisti.

Abbiamo da poco festeggiato due importanti date per la storia dell’Italia: una, fondativa, l’Unità; l’altra, sicuramente più importante per le nostre generazioni, i 70 anni della nostra Costituzione. Ed è a quest’ultima, al suo clima, alle sue esortazioni, ai suoi impegni che desidero richiamarmi. Come tutti sappiamo essa è stata scritta avendo ben chiaro il desiderio di discontinuità dal precedente periodo storico. Nei suoi principi traspare molto chiaramente la volontà di prendere le distanze dal regime fascista e dalla tragica esperienza dell’oppressione nazi-fascista. Infatti, all’art. III delle Disposizioni transitorie e finali si dice testualmente:

“Per la prima composizione del Senato della Repubblica sono nominati senatori, con decreto del Presidente della Repubblica, i deputati dell’Assemblea Costituente che posseggono i requisiti di legge per essere senatori e che:

[tra le opzioni] hanno scontato la pena della reclusione non inferiore a cinque anni in seguito a condanna del tribunale speciale fascista per la difesa dello Stato”.

A settanta anni di distanza, purtroppo dobbiamo costatare come questo clima di discontinuità si sia assottigliato, per questo motivo riteniamo che sia necessario, ancora una volta, riflettere sul nostro paese, dare voce ai processi sociali e territoriali che trasformano la nostra società, avvalerci della nostra professione di geografi per prendere posizione.

I recenti fatti accaduti a Macerata non sono isolati ma raccontano una storia di più lunga durata che mette, ancora una volta, in luce tre emergenze del nostro attuale paese: il razzismo, la risalita del (neo)fascismo, il femminicidio.

Mossi da questa preoccupante realtà, scriviamo perché crediamo che la voce di un’Associazione come la nostra sia molto più potente di voci individuali. E ancora, perché l’AGeI ha una storia di democrazia che ci lascia pensare che la nostra sollecitazione possa essere condivisa e promossa.

Noi come Associazione siamo un’istituzione che produce un pensiero culturale, che prova ad insegnarlo alle giovani generazioni, che s’impegna a dare un’impronta di serietà della realtà avvolta dal dialogo e dal confronto. E’ in questo clima democratico, in questo principio della Costituzione, “L’Italia è una Repubblica democratica”, che desideriamo muoverci e vivere.

Su questi principi vorremmo condividere una riflessione che parte dai fatti di Macerata per sfociare in considerazioni più ampie.

Il primo punto riguarda la differenza tra fascismo e democrazia, ovvero quella scelta che in Italia abbiamo fatto, e dove il primo è l’opposto della seconda. Nell’Italia democratica il dissenso è un valore che permette la presenza e la sicurezza delle minoranze; il fascismo silenzia le voci del dissenso, produce narrazioni e storie uniche. In questo modo, come abbiamo visto a Macerata, non vi è una dialettica del riconoscimento: io non riconosco te migrante africano, nero, come uomo e dunque ti elimino de facto perché sei il nemico.

Oggi, nel 2018, un chiaro atto d’ispirazione nazi-fascista ha riportato l’orologio indietro di quasi un secolo, ci ha fatto ricordare le parole di Richard Wright. Sembrano essere più vive che mai le parole dello scrittore afro-americano sul terrore delle comunità dei neri, sul linciaggio come forma di punizione di massa per un crimine commesso dal singolo. Noi vogliamo ricordare i nomi dei feriti di questo crimine d’odio perché essi incarnano il nostro abitare nel mondo: Wilson Kofi, Jennifer Otiotio, Omar Fadera, Gideon Azeke, Mahamadou Tourè, Festus Omagbon. Il linciaggio, infine, si è trasformato, nelle parole dei media e di alcuni politici, in atto di giustizialismo; questo slittamento linguistico, di una gravità enorme, non solo depotenzia l’atto perpetuato, ma ci fa comprendere quanto l’Italia non abbia fatto i conti con se stessa. Alla Geografia come discorso sul mondo, attraverso parole e disegno, spetta il compito di ricollocare nello spazio dell’espressione quanto sta accadendo. È necessario ricordare che la Geografia si occupa dei fenomeni attraverso multipli punti di vista: dal locale al globale; è, dunque, necessario intervenire prendendo una posizione su questa vicenda, collocarci dentro un’Italia antifascista, come detto dalla Costituzione[1], e allo stesso tempo per un’Europa che non si pensi Fortezza.

Il nostro compito è di opporci ai discorsi che fanno leva sul populismo, sulla paura, poiché essi negano la complessità della realtà. La Geografia degli ultimi decenni del XX secolo ci ha insegnato a guardare i processi territoriali attraverso la chiave di lettura della cultura. È in questa chiave che dobbiamo guardare al nostro paese: una nazione plurale. Dove la pluralità è creata dallo spazio democratico dove non possiamo che dirci antifascisti. La scelta delle nostre parole per spiegare questa discontinuità fondamentale non può contrapporre un’Italia ad un’altra: l’antifascismo è patrimonio di tutti, è una battaglia per la difesa dei valori che parte dalla nostra Costituzione!

Cos’altro abbiamo imparato da quanto accaduto a Macerata? Che il costante disprezzo per le differenze sfocia in atti razzisti. È, dunque, facile richiamarci all’articolo 3 della Costituzione:

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

Il recente Congresso Geografico Italiano ha mostrato un grande interesse per gli studi sulle dinamiche migratorie. I geografi che hanno animato il dibattito si sono interrogati su cosa significhino questi movimenti rispetto al capitale, alle politiche, ai corpi, alle culture. È compito della Geografia, e non solo, riportare il dibattito su questi temi attingendo da fonti attendibili.

In ultimo ma non per ultimo, come inserire la tragedia più grossa di Macerata? L’omicidio di Pamela Mastropietro. Il linciaggio perpetuato come reazione diretta dell’omicidio ha preso il sopravvento calpestandone il dramma individuale. Pamela Mastropietro è stata usata come legittimazione della violenza che ha lo scopo di proteggerci dalla “minaccia” migrante. In quest’ottica machista il messaggio arriva chiaro: le donne sono una categoria debole e vanno protette. Poco importa se i maggiori atti di violenza accadono entro il mondo domestico delle donne. Nella storia di Pamela, ricostruita con un voyerismo verso il quale dovremmo cominciare a ribellarci, si condensa invece una politica che gioca col corpo delle donne senza avere la pietà dovuta per l’orrore della dimensione privata[2].

Questa ci piacerebbe fosse la posizione dell’AGeI sui fatti di Macerata e oltre. Riconosciamo in questa presa di posizione, da noi scritta, l’orientamento dell’art. 2 dello Statuto dove si dice che l’AGeI promuove iniziative per la diffusione della cultura del territorio.

Riteniamo che la questione sia così emergente che si possa pensare di istituire, come da art. 4 dello Statuto, un Osservatorio permanente sulle tre questioni affrontate.

Infine, auspichiamo che il nuovo strumento di comunicazione che il Comitato ha esitato possa ospitare queste nostre posizioni come posizioni dell’AGeI.

Giulia de Spuches

Fabio Amato

Marina Bertoncin

Alessandra Bonazzi

Raffaele Cattedra

Elena Dell’Agnese

Francesca Governa

Enzo Guarrasi

Maurizio Memoli

Claudio Minca

Andrea Pase

Marcella Schmidt di Friedberg

Massimiliano Tabusi

Sergio Zilli

[1] Dispositivi finali, XIII: “È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”.

[2] Non è un articolo scientifico, ovviamente, ma siamo debitori con Michela Murgia per i numerosi spunti della riflessione.

—— Aggiornamento al 23-02-2018 ———–

Sono pervenute le seguenti ulteriori sottoscrizioni:

Arturo Gallia

Isabelle Dumont

Floriana Galluccio

Sara Bin

Emanuele Frixa

Stefania Albertazzi

Sara Bonati

Elisa Bruttomesso

Serena Castellani

Davide Cirillo

Margherita Cisani

Daniele Codato

Angelica Dal Pozzo

Alberto Diantini

Giovanna Di Matteo

Giovanni Donadelli

Chiara Gallanti

Sara Luchetta

Giada Peterle

Michele Piccolo

Sandro Rossato

Andrea Soggiu

Marco Tononi

Stefano Turrini

Francesco Visentin

Riccardo Morri (270218)

Luigi Gaffuri (280218)

Paolo Cuttitta (070318)

Sara Carallo (070318)

 

Non possiamo che essere antifascisti. Non possiamo che essere antirazzisti