È morto Armand Frémont

Dino Gavinelli segnala che il geografo Armand Frémont, una delle più importanti figure della geografia francese e francofona contemporanee, ci ha lasciati lo scorso 2 marzo.

Si riporta la nota inviata da Gavinelli:

Nato il 31 gennaio del 1933 in Normandia, a Le Havre, Frémont ha frequentato con successo  l’École Normale Supérieure (ENS) di Saint-Cloud, uno degli Atenei più prestigiosi di Francia e ha discusso una corposa tesi di dottorato su “L’élevage en Normandie. La sua carriera di geografo può sinteticamente essere suddivisa in due grandi fasi temporali: in un primo momento è stato professore di geografia all’Università di Caen (dal 1960 al 1981) ; in un secondo momento ha svolto il ruolo di geografo prestato all’impegno pubblico (dal 1981 al 1997). Nel suo ruolo di alto funzionario dello stato ha ricoperto diversi incarichi pubblici importanti: Direttore scientifico del CNRS (Il Centro nazionale della ricerca scientifica francese) per le scienze umane e sociali (1982-1984); ideatore del piano Université 2000 per la programmazione, la modernizzazione e lo sviluppo delle università francesi per conto del Ministero dell’Education nationale; Rettore delle Università di Grenoble (1985-89) e Versailles (1991-1997); Presidente del Consiglio scientifico della DATAR (Délégation à l’aménagement du territoire et à l’action régionale, dal 1999 al 2002). Contrariamente a quanto può succedere quando si passa dalla geografia dell’accademia a quella applicata “con i piedi nel fango”, per usare una delle sue espressioni preferite utilizzate nelle aule universitarie, Armand Frémont non ha mai smesso di pubblicare regolarmente monografie e articoli sulle più importanti riviste geografiche francesi e estere.

Il suo percorso  intellettuale, scientifico e personale  lo ha portato ad approfondire la nozione di espace vécu (lo spazio vissuto, apparso per le Presses Universitaires de France o PUF nel 1976), dove la geografia prende in conto la dimensione percettiva e simbolica legata ai luoghi. Il concetto di spazio vissuto è stato e resta ancora una fonte di ispirazione  per tutti quei geografi che si confrontano con i legami e i rapporti “sensibili” (per usare un’altra espressione amata da Frémont) che le società intrattengono con lo spazio, l’ambiente e il territorio. Il geografo lo ha declinato alle diverse scale: Le Havre, la sua città natale (Le Havre, mémoire d’un port, Paris, Arléa, 1997); la sua amata Normandia e ai suoi contadini (si pensi solo al suo Atlas et géographie de la Normandie, Paris, Flammarion, 1977 e poi 1984), la Francia (France. Géographie d’une société, Flammarion 1988), l’Europa (L’Europe et ses États : une géographie, Paris, La Documentation française, 2001, con Antoine Bailly). I suoi libri, i suoi articoli e i suoi interventi pubblici – impossibili citarli tutti! – dimostrano un’ampia visione geografica che comprende non solo la geografia percettiva e soggettiva per cui è diventato famoso nel mondo e per la quale ha fatto scuola a tanta successiva geografia (francofona e anglosassone in primis) ma anche quella sociale, regionale, urbana e applicata. Per questa sua poliedricità disciplinare Armand Frémont è molto conosciuto anche dai geografi italiani e con alcuni di essi ha intrattenuto relazioni e contatti continuativi e molto proficui. A conclusione di questo sintetico ricordo di quello che si considera “un maestro” si vuole evidenziare anche un suo aspetto poco conosciuto in Italia e condividere una piccola riflessione  dello scrivente. Armand Frémont è stata una delle più belle e fini scritture della geografia in lingua francese, con tratti espressivi molto originali. Per chi ha avuto la fortuna di tradurre una condivisa versione italiana di sintesi (Vi piace la geografia?, Roma, Carocci, 2007) di quello che si può ormai considerare il suo “testamento geografico” (Aimez-vous la géographie ?, Paris, Flammarion, 2005), il confronto con Frémont è stato (a livello verbale, per i chiarimenti di volta in volta necessari, e con la sua scrittura articolata e complessa), per quasi un anno, anche l’occasione per rinnovare un interesse per la geografia che egli aveva innescato, alcuni decenni prima, in un giovane studente italiano in un’aula universitaria di Francia. Da allora questo interesse non è venuto meno. La rilettura di uno dei suoi scritti sarà un modo per molti di noi di ricordarlo e per i più giovani geografi italiani di avvicinarsi a un importante esponente che ha dato un suo contributo significativo alla crescita della nostra disciplina.

Dino Gavinelli

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