Salvare o lasciar finire i piccoli paesi? Spunti per un dibattito

Nel mese di ottobre la rivista Artribune ha ospitato due interventi che, letti in sequenza, compongono un dibattito sul futuro dei piccoli paesi e delle aree interne italiane.

Il 1° ottobre Alex Urso, artista e curatore, ha posto una domanda volutamente provocatoria: se alcuni paesi debbano semplicemente cessare di esistere, senza essere ripopolati o convertiti in alberghi diffusi e borghi turistici. Secondo l’autore, il lessico con cui si descrivono questi luoghi (“feriti”, “abbandonati”, “in agonia”) tradisce una proiezione nostalgica, e molte politiche recenti, comprese alcune misure del PNRR, sostengono chi arriva più di chi resta.

Il 23 ottobre Rossano Pazzagli, storico del territorio all’Università del Molise, ha replicato che lo spopolamento è l’esito di scelte politiche e come tale può essere invertito, come mostra la lunga vicenda degli insediamenti italiani. Anche Pazzagli prende le distanze dal “piccoloborghismo” e dal borgo turistico omologato, e individua la condizione della rinascita nei servizi essenziali (scuola, sanità, trasporti), da intendere come investimento in uguaglianza.

I due testi convergono nella critica alla retorica dei borghi e divergono sull’esito, tra rinuncia consapevole e politica dei diritti di cittadinanza: un confronto che interroga da vicino la ricerca geografica sulle aree interne e sulle marginalità territoriali.

Alex Urso, “Ma vanno salvati per forza? E se il destino dei piccoli paesi fosse semplicemente morire?”, Artribune, 1° ottobre 2026
https://www.artribune.com/turismo/2026/10/piccoli-paesi-spopolamento-aree-interne-morire-borghi/

Rossano Pazzagli, “Scuole, sanità, trasporti. La rinascita dei paesi italiani comincia esattamente da lì”, Artribune, 23 ottobre 2026
https://www.artribune.com/turismo/2026/10/paesi-italiani-spopolamento/

[A.G.]