Geografia del Rischio
Coordinatore:
Fausto Marincioni (Professore Ordinario di Geografia, Laboratorio di Riduzione del Rischio Disastri – Disaster Lab, Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente, Università Politecnica delle Marche), e-mail: f.marincioni@staff.univpm.it
Segretario:
Francesco De Pascale (RTT di Geografia, Centro di Ricerca GeoRisksEcoLab, Dipartimento di Scienze Umane e Sociali, Università eCampus), e-mail: francesco.depascale@uniecampus.it
Eventuali proposte di adesione al Gruppo di Lavoro devono essere indirizzate al Coordinatore e al Segretario.
Soci proponenti
- Fausto Marincioni (Professore Ordinario di Geografia, Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente, Università Politecnica delle Marche)
- Eleonora Gioia (Ricercatrice a tempo determinato di tipo A, Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente, Università Politecnica delle Marche)
- Eleonora Guadagno (Professore Associato di Geografia, Centro di Ricerca GeoRisksEcoLab, Dipartimento di Scienze Umane e Sociali, Università eCampus)
- Francesco De Pascale (RTT di Geografia, Centro di Ricerca GeoRisksEcoLab, Dipartimento di Scienze Umane e Sociali, Università eCampus)
- Fabio Fatichenti (Professore Associato di Geografia, Dipartimento di Lettere-Lingue, letterature e civiltà antiche e moderne, Università di Perugia)
- Antonella Pietta (Professore Associato di Geografia economico-politica, Dipartimento di Economia e Management, Università degli Studi di Brescia)
- Sara Bonati (RTD-B; Dipartimento di Scienze della Formazione, Università di Genova)
- Lucia Ferrone (RTD-B, Dipartimento di Scienze per l’Economia e l’Impresa, Università di Firenze)
- Noemi Marchetti (Assegnista di Ricerca, Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente, Università Politecnica delle Marche)
- Alessandra Colocci (Assegnista di Ricerca e Docente a contratto di Geografia economico-politica, Dipartimento di Economia e Management, Università di Brescia)
- Giuseppe Lelow (Dottorando, Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente, Università Politecnica delle Marche)
- Annamaria Bartolini (Dottoranda, Dipartimento di Filosofia, Scienze Sociali, Umane e della Formazione, Università di Perugia)
Stato dell’arte
La Geografia del Rischio studia come la distribuzione e l’impatto di eventi estremi in un certo territorio sia determinata dai fattori geografici sia fisici sia culturali. Si tratta diun campo di ricerca strettamente interconnesso con il tema più ampio dell’ecologia umana e dell’analisi del rischio. Già dagli anni Quaranta, i geografi statunitensi Harlan H. Barrows e Gilbert F. White avviarono, presso l’Università di Chicago, ricerche pionieristiche sugli effetti sociali ed economici dei pericoli naturali, introducendo il concetto di vulnerabilità sociale ai pericoli naturali (White e Hass, 1975, Hewitt e Burton, 1971, Burton e Kates, 1978).
In Europa, questo tema verrà attenzionato e sviluppato a partire dagli anni Settanta dalla Scuola francese (Tricart, 1978, Veyret e Reghezza, 2005; Vogt e Vogt, 1978, Flageollet, 1988, Escourrou, 1986; Pagney, 1994; Lamarre, 1997; Vigneau, 2005, Bravard, 2000). Anche la geografia italiana annovera rilevanti approfondimenti in questa direzione. La geografia del rischio è tradizionalmente trattata in ambito accademico attraverso un approccio multidisciplinare, che combina la prospettiva della geografia fisica, focalizzata sugli aspetti materiali dei fenomeni naturali, con quella della geografia umana, attenta alle implicazioni sociali e culturali. Questo approccio integrato, noto come “metodo misto”, considera il rischio come un fenomeno complesso, radicato negli ecosistemi territoriali e caratterizzato da interazioni multiscalari e multidimensionali tra ambienti, esseri umani, flora e fauna (De Pascale e Mercatanti, 2024). Negli anni Novanta, la geografia del rischio si è ulteriormente arricchita grazie al dialogo con discipline come la sociologia e la psicologia, approfondendo lo studio delle percezioni, delle rappresentazioni culturali e delle dinamiche territoriali.
In Italia, nonostante l’assenza di una scuola specifica di geografia del rischio, il tema ha suscitato interesse già a partire dal secolo scorso. Studiosi come Almagià (1907-1910), Baratta (1901), Gambi (1964) avviarono una riflessione che riconosceva l’Homo sapiens come elemento centrale nella creazione e nella gestione del rischio, in relazione ai suoi comportamenti e alle sue valutazioni (si pensi anche a Botta per il suo contributo negli anni Novanta, ma anche a Pierpaolo Faggi per il suo libro Desertificazione: geografia di una crisi ambientale del 1991). Successivamente, la crescente attenzione verso i cambiamenti climatici ha favorito una sistematizzazione e un ampliamento degli studi sul rischio, che si sono rivelati particolarmente significativi nel contesto urbano, caratterizzato da rigidità strutturali, saturazione e fragilità ambientale. Tra i contributi recenti sul tema spiccano quelli di Marincioni (2007 e 2020); Calandra (2012, 2020); Forino, Calandra e Bonati (2018); Bagliani, Pietta e Bonati (2019) e De Pascale (2022) su quadri teorici ed empirici caratterizzanti i rischi associati ai pericoli naturali e al cambiamento climatico in chiave di social risk disaster management, o quelli di Marchetti et al. (2020), Colocci (2024) e Gioia e Guadagno (2024) che offrono una cornice interpretativa per la ricerca di campo in habitat urbani, spesso soggetti ai rischi sociali-ambientali.
Un elemento cruciale nella gestione del rischio è la sensibilizzazione delle comunità urbane, come sottolineato da Holling (2001) e Räsänen et al. (2020). Questo processo coinvolge non solo accademici e istituzioni, ma anche le comunità stesse, chiamate a partecipare attivamente alla gestione del rischio.
La geografia del rischio trova un’importante integrazione, dal punto di vista metodologico, nella geografia della percezione, che, nell’ambito del filone di ricerca denominato hazard perception (Lando, 2016), analizza come gli individui e le comunità comprendono ed interpretano tali rischi. Come opportunamente rilevato dalla ricerca geografica sulla percezione dei rischi sociali-ambientali, sia qualitativa sia quantitativa, livelli più elevati di consapevolezza delle problematiche socio-ambientali sono influenzati da una percezione del rischio legata alla comprensione della minaccia (Lechowska, 2018; Cisternas et al., 2024).
Questa comprensione, a sua volta, è modellata da interpretazioni radicate nei singoli background personali e collettivi, sia culturalmente che diacronicamente. Inoltre, tale consapevolezza può influire significativamente sulla pianificazione territoriale, soprattutto quando le politiche di mitigazione e adattamento si fondano su una comprensione condivisa delle vulnerabilità territoriali (Wachinger et al., 2013).
Se è vero che le interpretazioni del rischio sono influenzate da fattori cognitivi e soggettivi, è altrettanto evidente che elementi esogeni, quali la disponibilità o l’accessibilità di informazioni rilevanti, giocano un ruolo cruciale (van Valkengoed & Steg, 2019; Bianca et al., 2022; Dhar et al., 2023). La percezione del rischio, come evidenziato da Sjöberg (2000), non si limita a una questione di percezione sensoriale, ma è strettamente legata ad atteggiamenti, aspettative e visioni del futuro (Kates, 1975; Slovic et al., 1982; Slovic, 1987; Alexander et al., 2021).
Metodologie come questionari, survey e interviste in profondità sono strumenti indispensabili per esplorare la relazione tra percezione e rischio, fornendo un quadro più completo delle dinamiche socio-ambientali e contribuendo così alla costruzione di strategie di gestione territoriale più efficaci e sostenibili.
Obiettivi del Gruppo di Lavoro
Il Gruppo di Lavoro sulla Geografia del Rischio si propone di indagare come la ricerca geografica possa contribuire alla comprensione e alla gestione del rischio, con particolare attenzione:
- all’impatto dei cambiamenti climatici, soprattutto in contesti urbani fragili e vulnerabili.
- alla sensibilizzazione e al coinvolgimento delle comunità nella gestione del rischio sociale-ambientale.
- alla costruzione di una rete interdisciplinare che favorisca un dialogo tra geografia, environmental humanities, disaster studies, sociologia, psicologia e altre discipline, al fine di sviluppare approcci innovativi e integrati alla gestione del rischio.
- all’analisi del rapporto tra vulnerabilità territoriale e condizioni socio-economiche, con particolare attenzione alle comunità più esposte e marginalizzate.
- allo studio dei processi decisionali e delle politiche pubbliche relative alla gestione del rischio a livello locale, nazionale e internazionale.
- all’esplorazione delle modalità con cui il rischio viene percepito dalle diverse categorie sociali e delle strategie di comunicazione più efficaci per aumentare la consapevolezza e la preparazione della popolazione.
- all’analisi dell’impiego di strumenti digitali, big data, GIS e intelligenza artificiale per il monitoraggio e la mitigazione dei rischi ambientali.
- alla valutazione dell’impatto di nuovi fattori di rischio, come pandemie e crisi ambientali globali, e delle strategie di adattamento per ridurre la vulnerabilità delle comunità e dei territori.
- allo sviluppo di percorsi didattici e materiali formativi per scuole, università e professionisti, finalizzati a migliorare la cultura del rischio e la capacità di risposta delle comunità.
Programma scientifico
Il GdL si propone come uno spazio di dibattito e confronto tra le ricercatrici e i ricercatori che ne fanno parte.
Fin dal primo anno di attività, saranno organizzati incontri semestrali periodici per discutere lo stato di avanzamento dei progetti individuali e collettivi.
Inoltre, si prevede l’organizzazione di un incontro scientifico con cadenza biennale dedicato al tema principale del GdL, aperto anche ad accademici italiani e internazionali che non siano membri del gruppo.
I membri del GdL parteciperanno attivamente come proponenti di sessioni nelle principali manifestazioni scientifiche, sia nazionali sia internazionali, tra cui il Congresso Geografico Italiano, la Giornata “Oltre la Globalizzazione”, la Giornata “Geografia e…”, il congresso EUGEO e le conferenze tematiche dell’IGU.
A seguito di questi eventi, sarà possibile curare la pubblicazione di un numero speciale di una rivista scientifica di classe A, italiana o internazionale, che raccolga i contributi analitici e metodologici elaborati dai membri del GdL.
Un ulteriore obiettivo del GdL sarà la creazione di un sito web che fungerà da repository per i prodotti del gruppo e da banca dati tematica sui principali argomenti di interesse.
Il sito includerà una sezione dedicata alle tesi di laurea e ai lavori di studiose e studiosi in formazione, non ancora pubblicati da case editrici, con l’obiettivo di dare visibilità a un ambito di ricerca in forte espansione.
Saranno inoltre forniti collegamenti a banche dati nazionali e internazionali, utili per reperire informazioni e sviluppare casi di studio.
Didattica e formazione
Il Gruppo di Lavoro sulla Geografia del Rischio intende promuovere un impatto significativo nell’ambito della didattica universitaria, contribuendo all’aggiornamento e all’innovazione dei percorsi formativi dedicati ai rischi e all’adattamento ai cambiamenti climatici. Le principali ricadute didattiche attese includono:
- Sviluppo di materiali didattici aggiornati
La produzione di manuali, articoli scientifici e dispense specifiche sulla geografia del rischio permetterà di colmare lacune nei materiali didattici attualmente disponibili in italiano. Saranno realizzati testi interdisciplinari che integrano prospettive geografiche, ambientali e sociali, fornendo strumenti aggiornati per l’insegnamento accademico. - Integrazione nei corsi universitari
Le tematiche affrontate dal GdL saranno integrate nei corsi di laurea in Geografia, Scienze Ambientali, Pianificazione Territoriale, Protezione Civile e altre discipline affini. In particolare, saranno proposti nuovi moduli e seminari tematici all’interno di insegnamenti già esistenti, con un focus su:
- Percezione e gestione del rischio in contesti urbani e rurali;
- Metodologie di analisi del rischio in un’ottica geografica;
- Strategie di adattamento e mitigazione in risposta ai cambiamenti climatici;
- Coinvolgimento delle comunità nella gestione del rischio.
- Sviluppo di strumenti didattici innovativi
Il GdL promuoverà l’uso di strumenti didattici avanzati, tra cui GIS (Geographic Information Systems), simulazioni, analisi di scenario e piattaforme interattive per lo studio e la modellizzazione del rischio. Questi strumenti saranno utilizzati sia per la didattica frontale sia per laboratori pratici. - Formazione per futuri geografi e professionisti del settore
Il GdL individuerà e promuoverà le competenze indispensabili per la formazione del geografo esperto in gestione del rischio e riduzione rischio disastri. Tra queste:
- Capacità di analisi spaziale e territoriale applicata ai rischi;
- Conoscenza dei quadri normativi e delle politiche di gestione del rischio;
- Competenze nell’uso di strumenti digitali per la gestione dei dati territoriali;
- Abilità di comunicazione e mediazione tra comunità, istituzioni e stakeholder.
- Progetti di formazione e collaborazioni con enti esterni
Il GdL collaborerà con enti di protezione civile, amministrazioni locali e istituzioni nazionali e internazionali per l’organizzazione di corsi di formazione e aggiornamento destinati a studenti, operatori del settore e funzionari pubblici. Saranno promossi:
- Corsi di formazione per studenti e giovani ricercatori;
- Workshop con esperti nazionali e internazionali;
- Programmi di tirocinio e stage in collaborazione con enti territoriali e organizzazioni non governative.
Attraverso queste iniziative, il GdL contribuirà a rafforzare il ruolo della geografia del rischio nella didattica universitaria, garantendo una formazione multidisciplinare e applicata, capace di rispondere alle sfide emergenti nella gestione del territorio e della sicurezza ambientale.
Terza missione e Public Engagement
Il Gruppo di Lavoro si propone di favorire l’integrazione tra scienza e società, diffondendo le conoscenze sulla geografia del rischio e coinvolgendo attivamente sia la comunità scientifica sia la società civile. L’obiettivo principale è promuovere una maggiore consapevolezza sui temi legati ai disastri, rendendo accessibili gli studi e i risultati della ricerca anche a chi non appartiene al mondo accademico.
Pertanto, per raggiungere questo obiettivo, il GdL si impegna a promuovere con regolarità le seguenti attività:
- divulgazione scientifica: pubblicazione di articoli scientifici su riviste nazionali e internazionali di; organizzazione di conferenze, seminari e incontri di confronto per la comunità scientifica;
- divulgazione pubblica: eventi divulgativi che coinvolgano e informino un pubblico più ampio, non accademico, come le scuole di gradi differenti, le associazioni o i cittadini;
- promozione della ricerca: sviluppo di progetti di ricerca a livello internazionale, regionale, o locale per approfondire e ampliare le conoscenze sul tema della geografia del rischio, favorendo il coinvolgimento delle comunità nei processi di studio e di analisi;
- divulgazione multimediale: aggiornamento costante della pagina web riservata al GdL sul sito dell’Associazione Geografi Italiani e utilizzo attivo dei canali social dei membri del Gruppo per condividere le informazioni, risultati e iniziative;
- coinvolgimento attivo dei cittadini: promozione di iniziative di Citizen science, laboratori interattivi e consultazioni pubbliche, con l’obiettivo di raccogliere esperienze, dati e conoscenze sul territorio, contribuendo alla costruzione di una consapevolezza condivisa sui rischi e le strategie di prevenzione.
Attraverso queste azioni, il GdL mira a creare un ponte efficace tra il mondo accademico e la società, stimolando un dialogo aperto e costruttivo sulla geografia del rischio, le attività di prevenzione e adattamento e sulla gestione dei rischi, environmental humanities, sociologia, psicologia, con l’obiettivo di rendere la conoscenza scientifica uno strumento accessibile e utile per tutti.
Rapporti internazionali (in essere o programmati)
Elenco di gruppi di ricerca, laboratori e istituzioni accademiche nel campo dei disastri, rischio e resilienza
- EM-DAT – The International Disaster Database
- Università: Université catholique de Louvain (UCLouvain)
- Dipartimento: Centre for Research on the Epidemiology of Disasters (CRED)
- Città: Lovanio, Belgio
- Link: https://www.emdat.be
- Northern European Emergency and Disaster Studies (NEEDS) Conference
- Organizzatore: Università di Twente
- Città: Enschede, Paesi Bassi
- Link: https://www.utwente.nl/en/needsconference
- Dipartimento di Geoscienze – Università di Malta
- Università: L-Università ta’ Malta
- Dipartimento: Department of Geosciences, Faculty of Science
- Città: Msida, Malta
- Link: https://www.um.edu.mt/science/geosciences
- Hazard & Risk Commission – International Geographical Union (IGU)
- Organizzazione: International Geographical Union (IGU)
- Città: Internazionale
- Link: https://www.igu-hr-comm.org
- John Jay College of Criminal Justice – City University of New York (CUNY)
- Università: City University of New York (CUNY)
- Dipartimento: John Jay College of Criminal Justice
- Città: New York City, USA
- Link: https://www.jjay.cuny.edu
- École Nationale Supérieure d’Architecture de Normandie (ENSA Normandie)
- Università: ENSA Normandie
- Città: Darnétal (Rouen), Francia
- Link: https://ensa-normandie.fr
- Disaster Research Center (DRC) – University of Delaware
- Università: University of Delaware
- Dipartimento: College of Arts and Sciences
- Città: Newark, Delaware, USA
- Link: https://www.drc.udel.edu
Progetti in corso
Progetto REFOCUSING (Fostering climate change adaptation of local communities through a participatory risk communication strategy), proposto dal Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente (DiSVA) dell’Università Politecnica delle Marche con un budget di 153.726 euro, Codice progetto 202239PCNR_SH7_PRIN2022, CUP I53D23004300006, finanziato finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca e dall’Unione Europea – Next Generation EU, Missione 4, Componente 1, Investimenti 1.1 Fondo per il Programma Nazionale della Ricerca (PNR) e Progetti di Ricerca di Rilevante Interesse Nazionale (PRIN).
Progetto CITIES (Climate Initiative for Transforming and Improving Environmental Sustainability), proposto dal Dipartimento di Scienze Umane e Sociali (DSUS) dell’Università di Napoli “L’Orientale” con un budget di 299.799,5 euro, nell’ambito del Progetto “Multi-Risk sciEnce for resilienT commUnities undeR achangiNg climate (RETURN)”, Codice progetto PE00000005, SPOKE 5 – TS1, denominato “Insediamenti Urbani e Metropolitani” CUP E63C22002000002 (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, Missione 4 “Istruzione e ricerca” – Componente 2 “Dalla ricerca all’impresa” – Investimento 1.3, finanziato dall’Unione europea – NextGenerationEU – Codice Bando PE00000005_2).
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